L’UNIONE SARDA – EMERGENZA NEL CANALE DELLA MORTE – MERCOLEDÌ 11-07-2001

unione sarda

Terramaini.

Con il Comune, in campo anche la Protezione civile per rimuovere tonnellate di pesci in putrefazione

Odore pestilenziale in viale Marconi, si lavora con i bulldozer

Mercoledì 11 luglio 2001
Trenta, forse quaranta tonnellate di pesce. Morto. L’ecatombe a Terramaini ha assunto proporzioni impensabili: che muggini e carpe fossero di casa nel canale a ridosso di Molentargius era noto a tutti, ma quella che sta venendo a galla è una realtà impensabile sino a ieri. «Un’emergenza, una vera emergenza», ha ripetuto Maurizio Onorato, l’assessore ai Servizi tecnologici che ha presenziato a più riprese alle difficili operazioni di bonifica, chiedendo l’intervento anche della Protezione civile e dei vigili del fuoco. Si è lavorato sino a tarda sera per rimuovere i pesci ormai in putrefazione. Oggi si riprenderà all’alba, ma non è detto che l’intera giornata sarà sufficiente per eliminare il problema. Il Comune e l’impresa impegnata nei lavori a Terramaini hanno dato priorità, nelle prime ore di ieri mattina, all’accertamento delle cause della moria. O meglio: ad escludere che, dietro la strage , ci fosse l’inquinamento, magari a causa dello scarico di qualche sostanza tossica. «Le analisi della Asl 8 ci hanno confortato in questo senso: niente inquinamento», sottolinea Onorato. Francesco Patricolo, dirigente della divisione Servizi tecnologici e responsabile, per conto del Comune, del cantiere aperto qualche anno fa per la bonifica, spiega che «Terramaini è un canale a marea. Il ricambio idraulico, è inevitabile, non può essere in questa fase ottimale. Se a questo si aggiunge il discorso meteo e il fatto che gli apporti di sostanze organiche da Bellarosa minore sono stati interrotti, ecco che il quadro si completa». Insomma, i pesci sarebbero morti per “anossia”, cioè per mancanza di ossigeno. La moria, intanto, continua. La bonifica, ieri, è andata avanti con la presenza di migliaia di pesci di varie dimensioni, a pelo d’acqua nell’inutile ricerca di ossigeno. Il Comune ha iniziato a immettere a Terramaini i reflui depurati nel grande impianto di Is Arenas ma i benefici, per le specie ittiche presenti a Mammarranca, si potranno apprezzare solo nella giornata di oggi. «Diamo atto al Comune di aver affrontato l’emergenza con tempestività, visto che qui siamo alle prese con trenta, quaranta tonnellate di pesci morti. Però», sottolinea Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna e dell’associazione per il parco di Molentargius-Saline-Poetto, «questo episodio dimostra ancora una volta quanto sia urgente arrivare subito alla formazione del consorzio che dovrà gestire il compendio. Non c’è altro tempo da perdere. In caso contrario», aggiunge Tiana, «saremmo costretti a inseguire emergenze come questa». La bonifica è iniziata ieri intorno alle dieci, davanti a tanti curiosi, automobilisti di passaggio o cittadini che avevano appreso dal giornale della moria a Molentargius. Dopo il prelievo (con un coppo) di alcuni pesci, morti o agonizzanti (c’erano molte carpe di grandi dimensioni), un bulldozer dell’impresa, con la benna, ha iniziato a “pescare”, dal lato interno del canale, i pesci morti ammassati lungo la sponda. Un’operazione resa difficile dal canneto. A fine mattinata l’assessore Onorato ha chiesto l’intervento dei vigili del fuoco (intervenuti con la squadra sommozzatori) e della Protezione civile, che sarà in campo da stamattina. «Abbiamo affrontato situazioni simili in alcune lagune o stagni della Sardegna, il fatto che questo sia un canale accentua le difficoltà», spiega Fernando Meloni, responsabile regionale della Protezione civile. «Il fondale, basso, rende problematico un eventuale trascinamento con le reti. Stiamo studiando il da farsi». Il Comune si è rivolto a una ditta di battellieri, che hanno iniziato a operare nelle prime ore del pomeriggio. «Il primo nemico è la corrente, che rischia di spostare per chilometri la massa galleggiante», spiega l’assessore Onorato. Con una rete, sistemata da una sponda all’altra del canale, dietro viale Marconi all’altezza di Videolina, è stato creato uno sbarramento, con due gommoni che contribuivano a spingere verso quel punto i pesci. Gli operai del Comune, con un braccio meccanico e una grossa bacinella all’estremità, hanno caricato su un camion gli scarti. Destinazione: la discarica controllata di Serdiana. L’inceneritore del Casic non è in grado di farvi fronte. «Ma prima di avere il benestare dalla discarica», spiega l’assessore Onorato, «è stato necessario escludere che la causa della moria fosse l’inquinamento, cosa resa possibile dalle analisi della Asl. In caso contrario, sarebbe stato un bel problema anche smaltire i pesci». La bonifica del canale della morte non è certo finita. E il tanfo che si avverte in viale Marconi è la peggiore conferma. Emanuele Dessì
Fonte: unione sarda