L’UNIONE SARDA – IN MARE 13 MILA LITRI DI COMBUSTIBILE – VENERDÌ 02-09-2005

unione sarda

La seconda esplosione al molo Ichnusa ha provocato una nuova perdita

Gli specialisti in bonifica subito pronti per l’intervento

Venerdì 02 settembre 2005
 
I l primo giorno ne hanno raccolto quattromila. Ieri altri novemila. In totale 13 mila litri di olio combustibile sono finiti nei fusti della compagnia Battellieri, recuperati nel tratto di mare di fronte al molo Ichnusa. Se mercoledì la rottura del tubo e il liquido oleoso riversato nelle acque del porto di via Roma, dopo l’esplosione per la demolizione del dente della banchina Ichnusa, ha colto di sorpresa tutti, ieri l’intervento degli specialisti è stato immediato. Panne disposte dal giorno prima, una seconda barriera di galleggianti sistemata subito dopo l’esplosione con la conseguente e abbondante fuoriuscita di olio combustibile, e lo skkimer per la raccolta del liquido inquinante subito in azione in acqua. l’interventoTutto è andato come da copione, con l’esplosione avvenuta verso le 11. Meno potente di quella del giorno prima (600 chili di gelatina esplosiva), e quindi meno spettacolare. Ma che ha causato una nuova perdita di olio combustibile dal vecchio tubo che scorre nel dente oramai demolito per metà. Perdita maggiore rispetto a quella del giorno prima, come dimostrano i fusti (da duecento litri) riempiti dalla compagnia Battellieri. Dopo la prima bonifica venti litri, ieri otto fusti più una cisterna da ottomila litri dell’autobotte della stessa compagnia. Un totale di 13 mila litri di liquame inquinante, in gran parte olio combustibile misto ad acqua. Ancora una volta sono state necessarie molte ore per svolgere il lavoro di contenimento della macchia oleosa e per la bonifica del tratto di mare. E dall’acqua sono stati recuperati anche diversi pesci morti. Ovviamente diventati neri. tubo sott’acquaCon la nuova esplosione si è risolto un primo mistero: si è capito che la vecchia tubazione è stata costruita all’interno della banchina, a circa un metro sotto il livello del mare. Ancora in serata si potevano notare in alcune zone le bolle provenienti da sott’acqua che testimoniano che la perdita, seppur contenuta, continuava. «Non posso che ripetere quanto detto l’altro giorno – spiega Pietro Tallarico, ingegnere della ditta Bonatti-Adanti responsabile dei lavori – e cioè che la presenza del tubo ci era sconosciuta, anche perché invisibile a occhio nudo». raccolta detritiI lavori per la demolizione del dente proseguiranno nei prossimi mesi, con il recupero dei detriti fino a raggiungere il fondale (di nove metri). «Saranno raccolti dalla scavatrice di un pontone galleggiante – aggiunge Tallarico – e scaricati di fronte al molo Sabaudo per i lavori in quella zona». Con le cariche esplosive è stata fatta saltare una parte della banchina. «La restante – conclude l’ingegnere – sarà demolita con altre metodologie, utilizzando un escavatore e con i martelloni subacquei, perché l’esplosivo non avrebbe avuto l’effetto desiderato». Matteo Vercelli 02/09/2005 Oltre al liquido inquinato, l’acqua ha restituito pesci morti, diventati neri. Anche ieri la compagnia Battellieri a lavoro fino a tarda sera.
Fonte: unione sarda